CNA PRATO E AREZZO
Scenari Urbani
Tre anni fa gli abitanti delle città hanno superato, per la prima volta nella storia del mondo, quelli della campagna. Le proiezioni annunciano che fra quaranta anni due abitanti della terra su tre abiteranno in città. Finora la concezione comune della città è stata quella di un aggregato d’abitazioni private i cui abitanti avevano dei servizi in comune, come le strade e l’acqua potabile, e degli spazi come le piazze e le chiese. Fra gli spazi privati e quelli pubblici erano erette barriere fisiche, come le porte delle abitazioni e i cancelli dei parchi, o simboliche come la siepe di bosso che divide il proprio giardino da quello del vicino. Ognuno, all’interno del proprio privato erigeva il proprio personale universo, unico nella volontà dei singoli ma drammaticamente uguale nella visione generale, a partire dallo stile del tavolo del salotto per arrivare ai nani di gesso posati sull’erba rasa del prato. Altre barriere dividevano la città dalla campagna. Le più antiche erano solide mura poi, per l’evoluzione dell’arte della guerra e per l’esplosione delle economie urbane, si sfarinavano nel lento infiltrarsi del costruito in sfavore del coltivo e del verde selvatico. La città moderna sta abbattendo una per una le barriere residue per approdare ad una gelatina indistinta, uniforme e spalmata sulla superficie del globo. Un paesaggio inusitato e inaspettato, nel quale ogni distinzione fra privato e pubblico, fra natura e cultura non ha più senso alcuno. C’è ormai più fauna selvatica in molte città, dove trova condizioni favorevoli alla propria esistenza, che nella residua campagna rimasta. La casa, l’ultimo inviolabile rifugio, il forte Apache della resistenza del privato, potrà sottrarsi a questo destino?
Gilberto Corretti, fondatore Archizoom e curatore allestimento spazio Cna di Prato e Arezzo